I 90 Anni Di Topolino

Ascolto consigliato per la lettura: The Mouseketeers/Jimmie Dodd – Mickey Mouse Club March

Oggi, 18 novembre 2018, Topolino compie 90 anni.

Eh già.

Il tempo non passa solo per noi, ma anche per i personaggi di fantasia. E Topolino non è da meno.

Proprio in questa settimana, il 14 novembre, è stato pubblicato il numero 3286, che celebra i 90 anni del topo più famoso del mondo con un disegno di Silvia Ziche, con in allegato una mini statuina di Topolino in coloro oro.

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“Spero che non ci si dimentichi mai di una cosa: tutto è cominciato con un topo”. (Walt Disney)

Topolino nasce dalla penna di Walt Disney, il 16 gennaio del 1928. Ma il debutto cinematografico avvenne in quel lontano 18 novembre 1928, nel cortometraggio Steamboat Willie.

20 anni fa, il 24 novembre 1998, tre grandi autori italiani decidono di farne un seguito, dal titolo  “Topolino E Il Fiume Del Tempo” dalla penna di Francesco Artibani e Tito Faraci e alla matita di Corrado Mastantuono, pubblicata sul numero 2243 di Topolino e ripubblicata in versione deluxe lo scorso 5 novembre.

Visto che si può trovare ovunque on line, in questi giorni, ogni sorta di info al riguardo, mi fermo qui e vi racconterò la mia esperienza personale col Topo.

Personale esperienza.

Come molti bambini, quando si è giovani si cerca sempre di esplorare cose nuove. A quell’età non sono molte le cose che si possono scoprire ed approfondire, ma tutto sembra essere immenso. E la lettura fu una di queste cose, per me.

All’inizio, mi limitavo a guardare solo le figure dei miei primi numeri di Topolino, senza leggerne i contenuti, fino a quando, un giorno, decisi di iniziare a scoprire cosa raccontavano quelle storie. Giorno dopo giorno, leggevo sempre con più trasporto quelle storie che intrattenevano le mie giornate da piccolo uomo e che avevano lo scopo di divertire ed insegnare al tempo stesso.

La prima storia della quale ho ricordo si intitola “Paperino E Il Pollice Verde”, pubblicata sul numero 1979 di Topolino, del 31 ottobre 1993 (fonte inducks.org), nella quale Paperino deve affrontare i suoi incubi che di notte si materializzano nella sua mente, distruggendogli tutto il lavoro che lui effettua per curare con devozione il proprio giardino. Risolvendo il problema grazie ad Archimede, sotto preoccupazione dei nipotini Qui, Quo e Qua, Paperino viene assunto da Zio Paperone come guardiano/giardiniere del suo giardino del valore di milioni di dollari, chiedendogli in particolare di prendersi cura di un cactus dalle fattezze di Maciste ed i guai che combinerà sono uno dietro l’altro.

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A tutt’oggi, posseggo ancora quel numero di Topolino, ricomprato per pochi centesimi ad un mercatino, visto che la mia copia dell’epoca è molto vissuta, con copertine mancanti e con qualche pagina staccata.

I miei primi personali ricordi sono legati a questo numero in particolare, che ho riletto molte volte negli anni a seguire ed un’altra storia che mi piacque molto, e che riletto ancora con piacere dopo tanti anni, si intitola “Topolino E L’Introvabile Topolino”, nel quale Paperino va a Lucca con lo zione ed i nipotini e si ritrovano tra le mani la leggendaria copia del n.1 di Topolino con errore di stampa, nel quale al Topolino in copertina mancava la coda. Leggenda che per anni ho creduto fosse vera, per poi scoprire con dispiacere che fu inventata e scritta per l’occasione. Una delusione agrodolce.

Ma è nel settembre del 1995 che avviene la magia.

Era un sabato pomeriggio.

Mi ritrovai in edicola e l’occhio cadde sulla copertina del Topolino di quella settimana, che ritraeva Paperino in veste di Charlie Chaplin in occasione dei 100 anni del Cinema e la storia di apertura si intitolava “Paperino, Oscar del Centenario”, nel quale il personaggio piumato incontra tutti i personaggi più famosi del cinema, a partire da Stanlio e Ollio a Totò, da Sylvester Stallone a Tom Hanks, da Roberto Benigni a Sophia Loren. Qui, imparai fin da subito che gli autori Disney amano creare caricature di personaggi famosi, grazie all’introduzione del personaggio Vincenzo Paperica, caricatura paperesca di Vincenzo Mollica, famoso giornalista di cultura e spettacolo ed autore della storia disegnata dal maestro Giorgio Cavazzano.

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Da lì in poi, avrei collezionato Topolino per diversi anni. Il mercoledì era il giorno che più attendevo, perché era (ed è ancora) il giorno in cui arrivava un nuovo numero in edicola. Leggere quelle storie fu una scoperta dietro l’altra, oltre a migliorare sempre di più la mia lettura. Fu grazie a Topolino che, con mia grande soddisfazione, a scuola leggevo bene.

E fu così che venni a conoscenza di storie a bivi, nelle quali il lettore aveva la possibilità di scegliere tra 4 o 6 finali diversi. Le storie a puntate erano quelle che mi prendevano di più.

Tra tutte, la più famosa fu “Il Papero Del Mistero – Papernovela In Uno Sproposito Di Puntate”, una lunga parodia delle telenovele sudamericane in 24 puntate. Era diventato un tarlo nella mente quello di scoprire come sarebbe finita la vicenda. Quasi da non dormirci la notte.

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La trama vede Zio Paperone che decide di riunire tutti i suoi parenti per comunicare loro che creerà uno sceneggiato televisivo, a causa dei bassi ascolti dei suoi programmi, nel quale le battute saranno improvvisate e le messe in onda saranno in diretta, quindi niente copione. Dalla prima puntata, Paperone, che nella serie si chiama Don Pedro Paperon De Las Pesetas, è un vecchio e stanco papero che si vede sempre più accerchiato dai suoi parenti interessati più alla sua eredità che alla sua salute. Stanco di questa situazione, decide di proporre loro un rompicapo dando loro 7 oggetti: una moneta da dieci centesimi, un bottone, un coccio di vetro, un mozzicone di matita, un pezzo di sapone, un chiodo ed, infine, un gomitolo di spago, affidando loro il compito di farne qualcosa senza specificare cosa, suscitando stupore sia nei parenti, sia negli spettatori che nei lettori. Chi saprà cosa farne, basandosi sulla conoscenza e sull’affetto, verrà ricompensato da Don Paperon. Ma, proprio mentre sta per svelare in cosa consiste il rompicapo, si stringe le mani alla gola, restando completamente afono. Il medico curante, dopo un’attenta diagnosi, comunicherà ai parenti e allo stesso Don Paperon che si tratta di “laringite fulminante con perdita della voce probabilmente perenne”. Da questo momento in poi, la trama si infittisce di complotti e colpi di scena (da Wikipedia), catturando l’attenzione degli stessi interpreti, dei telespettatori e degli stessi lettori.

Considerata un capolavoro dal sottoscritto.

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Le parodie disneyane sono state tra le idee più geniali e coinvolgenti che ho scoperto nei miei anni di lettore incallito di Topolino.

L’importanza Di Chiamarsi Papernesto”, parodia della famosa opera di Oscar Wilde, fu la prima che lessi, nell’estate del 1994. Divisa su due numeri e non essendo, all’epoca, ancora un lettore abitudinale, per leggere il continuo dovetti aspettare molti anni. Scritta da Carlo Panaro e disegnata da Lino Gorlero.

Paperino E Il Signore Del Padello”, parodia della famosa opera di Tolkien, “Il Signore Degli Anelli”, pubblicata sui n.2081 e 2082 del 1995.
In questa storia, Paperino Dormisodo è l’erede di Durin Battiferro, colui che costruì il padello magico, l’ultima arma esistente al mondo contro le forze del male, comandate dall’Oscuro Signore. Esattamente come Frodo e la sua compagnia dell’anello, per sconfiggere il nemico, sarà costretto ad abbandonare la sua Vallepapera (la sua Terra di Mezzo) in compagnia dei suoi parenti più stretti, dopo aver fatto la conoscenza di Topolino Cuoresaldo, nel quale troverà un amico importante per la vicenda.

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Al tempo, avendo solo 8 anni, ignoravo che si trattasse della parodia di una saga che da adulto mi sarebbe piaciuta. Scritta da Giorgio Pezzin e disegnata da Franco Valussi.

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Soul Papers”, pubblicata sul n.2091 del dicembre 1995, riprende le vicende dei Blues Brothers di John Landis in chiave natalizia, nella quale Paperino e soci organizzano un concerto di beneficenza natalizio per salvare un’associazione di pensionati paperopolesi, i quali non hanno i soldi per pagare l’affitto all’avaro Paperone che si scoprirà poi essere anche il benefattore di tale evento. Scritta da Nino Russo e disegnata da Fabio Celoni, incontrato personalmente al Comicon di Napoli. Un momento molto emozionante, per il sottoscritto.

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Donald Parpeton E Il Giro Del Mondo In 70 Giorni”. Qui vediamo Paperino scommettere con i soci del club che avrebbe compiuto le gesta dell’avventuriero Phileas Fogg, compiendo il giro del mondo in 10 giorni in meno rispetto al sofisticato collega inglese. Scritta da Carlo Gentina e disegnata da Luciano Gatto, fu la parodia che accese la mia voglia di iniziare a leggere i grandi romanzi.

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Furono anni splendidi, passati a collezionare Topolino, fino all’estate del 1999, quando, a 12 anni, crescendo ed entrando in un’età in cui si hanno altri interessi, abbandonai definitivamente la frequenza, per poi riprenderla saltuariamente nel maggio 2013, grazie ad un’altra, epica, parodia: “Moby Dick”.
Ispirato al capolavoro di Herman Melville, qui vediamo Paperino in veste di Ismaele, ed affascinato dal mondo del mare e delle baleniere, imbarcarsi sul Pikuod del capitano Quachab (Paperone), quest’ultimo tormentato dal pensiero di catturare una balena in particolare, Moby Dick, un’enorme balena bianca ribattezzata da tutti come “la balena banca”, a causa di tutti i tesori che aveva nel suo ventre dopo aver affondato i suoi denti su centinaia di navi e Paperone è alla ricerca della sua numero uno, persa in uno scontro precedente con il maestoso capodoglio.

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“Ho dedicato la mia vita a questa missione e niente ci potrà fermare! Salendo sul Pikuod è a me che vi siete legati! Se vado a fondo mi seguirete, ma se avrò la mia preda trionferemo!”
―Il Capitano Quachab

Dalla penna di Francesco Artibani e dalla matita di Paolo Mattura, dopo averla letta, sono corso a leggere il libro e a guardare il film del 1956 con Gregory Peck e la considero la miglior parodia mai realizzata, seguita subito da “Duckenstein di Mary Shelduck”, scritta da Bruno Enna e disegnata da Fabio Celoni.

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Con una copertina così maestosa, non si poteva lasciarlo in edicola.

E non dimentichiamo la parodia di Dylan Dog, dal titolo “Dylan Top – L’Alba Dei Topi Invadenti“, che rivisita in chiave umoristica il primo numero dell’albo di casa Bonelli, pubblicata nel marzo 2015.

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Insomma, una vita passata insieme a Topolino, leggendo storie passate e presenti adatte per tutte le età.
Lo so, sembra uno spot pubblicitario, ma in realtà non lo è. Sono le parole di un ex incallito lettore che è cresciuto sognando ad occhi aperti.

E che non ha smesso di farlo.

Tanti auguri, Topolino.

Al prossimo post.

 

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Momento “Alta Fedeltà” – Musica & Film

Ascolto consigliato per la lettura: 13th Floor Elevators – You’re Gonna Miss Me

Il cinema e la musica sono un connubio perfetto. E quando un regista riesce nella combo perfetta, il film diventa ancora più godibile. E per chi ama sia il cinema che la musica, è l’apoteosi.
Per citare il grande film “Alta Fedeltà”, ecco la mia Top5 di 5 film sulla musica che mi sono piaciuti. In passato, ho già pubblicato qualche articolo di Top5, ma stavolta non posso decidere i 5 migliori film sulla musica, perché sono così tanti che stipularne solo 5 tra i migliori sarebbe utopico.

Alcuni sono tra i classici del cinema, altri un po’ meno classici.

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The Blues Brothers (1980)

Iniziamo con il più classico e famoso di tutti. Entrato nella storia del cinema, The Blues Brothers è un mix di genialità, follia, comicità e tanta, ma tanta bella musica. Ricco di blues e di soul, in un’epoca dove generi musicali del genere sono (purtroppo) ormai un lontano ricordo.
E’ la storia di Elwood Blues, il quale va a riprendere il fratello Jake in prigione, dopo che quest’ultimo ci ha passato gli ultimi 3 anni della sua vita, covando il desiderio di “rimettere insieme la vecchia banda”. Ma gli altri membri della Blues Brothers Band hanno abbandonato l’attività, per dedicarsi a lavori rispettabili e con una paga sicura.

The Blues Brothers 01.jpgAppena uscito di prigione, Elwood porta Jake a salutare la suora che li aveva cresciuti nell’orfanotrofio e, dopo averli castigati per i loro peccati, dice loro che l’orfanotrofio rischia di chiudere a causa di una salatissima tassa di 5.000$, cifra impossibile da sostenere per un modesto orfanotrofio di Chicago. Spinti da un enorme senso di generosità, partono alla ricerca dei soldi e degli altri membri della band, perché “sono in missione per conto di Dio.”
Il film vanta la presenza di grandi artisti tra i quali Ray Charles ed Aretha Franklin.

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The Blues Brothers 03.jpg“Quattro polli fritti e una Coca!”

Da lì in poi, ne accadranno di tutti i colori.

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The Commitments (1991)

Pellicola del 1991 e diretta dal regista Alan Parker, è la storia di Jimmy Rabbitte, irlandese disoccupato e grande appassionato di musica. Frequenta mercatini locali, vendendo t-shirt rock e musicassette. Amante della musica soul, decide di metter su una band soul nella Dublino popolare di fine anni ’80, reclutando tutti i suoi amici musicisti e mettendo annunci sul giornale, per dare vita alla più grande band di soul di sempre. Ad un matrimonio, Jimmy incontra Deco Cuffe, un ragazzo attaccabrighe da una gran voce calda, capace di raggiungere grandi estensioni e gli propone di diventare il cantante della band. Ma per attirare pubblico, perché anche l’occhio vuole la sua parte, Jimmy recluta nella band 3 coriste, che si scambieranno anche ruoli da soliste: la scontrosa Bernie, la sensuale Natalie e la bella Imelda Quirke, che si potrebbe definire la rubacuori della band. All’annuncio, risponde un certo Dean Fay, che si vanta di aver suonato con Wilson Pickett e con i più grandi nomi della musica.

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Composta da ben 10 elementi, la band prenderà il nome di The Commitments e Jimmy ne diventa il manager, procurando loro ingaggi in giro per Dublino. Ma, come ogni band, i tempi di pace e quiete durano un batter d’ali e i membri della band finiscono col litigare con violenza dopo ogni concerto. E queste continue tensioni, porteranno allo scioglimento della band anche nella sera in cui avrebbero dovuto suonare davanti al grande Wilson Pickett, il quale arriva al Gallagher’s pub durante la chiusura.

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Ricco di musica soul, il film è composto per lo più da attori non professionisti, ma è diventato famoso fin da subito, aprendo le strade per le carriere musicali di molti attori che, in realtà, erano musicisti in erba o in cerca di un contratto discografico ed il film ha aiutato molti di essi a farsi strada nel mondo della musica. In particolare, i Corrs, gruppo irlandese che 19 anni fa sentivamo dappertutto con il singolo “Breathless”. Nel film, la cantante Andrea Corr interpreta la sorella di Jimmy Rabbitte, Sharon. Ironia della sorte, tra le sorelle Corrs c’è davvero una sorella che si chiama Sharon Corr ed è la violinista del quartetto di Dundalk.

The Commitments 02.jpg“Gli Irlandesi sono i più negri d’Europa, i Dublinesi sono i più negri di Irlanda e noi di periferia siamo i più negri di Dublino, quindi ripetete con me ad alta voce: “Sono un negro e me ne vanto!”

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Music Graffiti (1996)

Pennsylvania, estate 1964.
Guy Patterson è un ragazzo che lavora nel negozio di elettrodomestici del padre e che, nel tempo libero, suona la batteria, ascoltando i migliori dischi rock and roll e jazz. Nella sua piccola cittadina, dei suoi amici hanno una band in cui scrivono delle ballad e gli chiedono di unirsi alla band, perché il loro batterista è caduto a terra, rompendosi il braccio, proponendogli di partecipare al concerto della scuola che si terrà tra pochi giorni. Accettando la proposta di far parte di una band, la sera della performance, preso dalla foga di esibirsi davanti ad un pubblico, Guy accelera la velocità della canzone, rendendola un pezzo ballabile di rock and roll, ottenendo successo tra il pubblico. A fine serata, ottengono un ingaggio pagato fisso alla pizzeria locale, evento che porterà loro l’esperienza di registrare un disco dallo zio di Guy, il quale ha uno studio per canti ecclesiastici.

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Ad una delle loro serate, si presenta un manager che inizia a farli girare, fino a presentarli ad un pezzo grosso dell’industria musicale. Uno di quelli che ha tutti i più grandi nomi del momento. Il pezzo grosso in questione è Tom Hanks, che è anche il regista della pellicola.
Anche qui, vediamo che, nonostante il successo, la band non dura tutta l’estate. Sciogliendosi, ognuno prenderà la propria strada ed il giovane Guy, che ha guidato la band fino a quel traguardo, decide di partire per San Francisco per diventare un musicista di professione, dopo aver incontrato un grande musicista jazz.

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Con una giovanissima Liv Tyler nel cast e la regia di Tom Hanks, è un film che racconta l’ascesa e la distruzione di una giovane band americana degli anni ’60, con una colonna sonora piacevole ed orecchiabile.
Forse, l’unica pecca del film è che il pezzo con il quale i Wonders girano, “That Thing You Do”, la si sente un po’ troppo spesso. Così spesso che, con qualche visione in più del film, può anche stancare.

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“Sono Spartaco!”

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Ray (2004)

E’ la vera storia di Ray Charles, scomparso qualche mese prima della distribuzione del film.
La pellicola racconta la vita del musicista, da quando ha perso la vista da bambino fino al successo planetario che il pianista ha ottenuto nel corso della sua carriera.
Ray Charles nacque in una piantagione e divenne cieco all’età di 7 anni. La madre, per far sì che il piccolo capisse fin da subito che nessuno lo avrebbe aiutato in un mondo così crudele, lo lasciò arrangiarsi da solo al problema della cecità, così da crescere più forte e contando solo su sé stesso e sulle proprie forze. Scopre di avere una grande passione per la musica e per il pianoforte fin da bambino e, con l’aiuto di un musicista locale, impara a suonarlo perfettamente.

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Il film, poi, riprende dagli anni in cui Ray Charls è un ragazzo che cerca di farsi strada nel mondo della musica, con molte difficoltà. All’inizio, si ritrova attorno persone che lo sfruttano per il suo talento, ma che approfittano della sua cecità, rubandogli i soldi e non pagandogli la giusta paga. Così, accortosi della situazione, Ray abbandona il gruppo di persone delle quali si era circondato e se ne va per la propria strada.
Nel frattempo, ha iniziato a farsi un nome nell’ambiente, fino a diventare famosissimo ed incidendo dischi su dischi, unendo generi diversi tra il soul, il country ed il gospel, riscontrando anche reazioni negative da parte delle comunità religiose che lo accusano di mischiare testi religiosi con ritmi da “musica da peccatori”.

Ray 04.jpg“Io sono nato con la musica dentro di me. E’ l’unica spiegazione che conosco per quello che ho realizzato nella vita.”

Nel corso della sua carriera, aiutò molto altri artisti di colore a farsi strada, nonostante il grande razzismo che imperniava in quegli anni e lui stesso, nonostante la dipendenza dall’eroina, divenne un simbolo per molti afroamericani.
La pellicola ha vinto diversi premi, tra cui l’Oscar, un Golden Globe ed un BAFTA per il miglior attore protagonista a Jamie Foxx, che interpreta Ray Charles, una nomination al David di Donatello per migliore film straniero e tanti altri riconoscimenti.

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Alta Fedeltà (2000)

Per ultima, ma non meno importante, non si poteva che chiudere con il film che dà il titolo a questo articolo.
Tratto dal romanzo di Nick Hornby, il film racconta la storia di Rob Gordon, interpretato dal bravissimo John Cusack, trentenne in crisi di mezza età, che sta vivendo una crisi con la fidanzata, Laura, con la quale convive da diversi anni.

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Nell’arco della storia, Rob stipula una Top5 delle cinque storie che più l’hanno fatto soffrire, partendo dai giorni del liceo fino alla sua vita da adulto. Gestore di un negozio di dischi, il Championship Vinyl, nella Chicago degli anni ’90, Rob passa le sue giornate tra il negozio, la compagnia dei suoi due commessi, Dick e Barry, quest’ultimo interpretato da Jack Black ed il ricordo delle sue storie passate, che lo tormentano costantemente.

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“Ecco il vantaggio di lavorare in un negozio di dischi: puoi sorbirti tutta la merda che non ti va di sentire!”

Il film ha delle differenze rispetto al romanzo. Differentemente dal libro, il film è ambientato a Chicago, mentre il romanzo a Londra. Il nome del protagonista nel romanzo è Rob Fleming, mentre nel film è Rob Gordon.
Ma è comunque una commedia riuscitissima e con una colonna sonora davvero degna di nota. E con un cameo di Bruce Springsteen, intento a parlare a Rob mentre improvvisa un blues con la sua Fender Telecaster V52, unico nella storia del cinema.
Vedere per credere.

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Al prossimo post.

I 281 Anni del Teatro San Carlo di Napoli

Ascolto consigliato per la lettura: Giuseppe Verdi  – Libiamo Ne’ Lieti Calici (Tratto da “La Traviata”)

Da napoletano, non posso non scrivere due parole su un giorno così importante per la storia della mia città.

4 novembre 1737
Inaugurazione del Teatro San Carlo di Napoli.
Prese il nome dal Re Carlo di Borbone, in occasione del giorno dell’onomastico del re.
Il progetto fu affidato all’architetto Giovanni Antonio Medrano, Colonnello Brigadiere spagnolo di stanza a Napoli, e ad Angelo Carasale, già direttore del San Bartolomeo, il quale completò la “real fabrica” in circa otto mesi con una spesa di 75 mila ducati.
E’ il più antico teatro d’opera del mondo.
La prima opera che in assoluto andò in scena fu l’Achille in Sciro di Domenico Sarro e libretto di Pietro Metastasio con Vittoria Tesi, Angelo Amorevoli ed il soprano Anna Peruzzi alla presenza del re.
I più grandi compositori della storia hanno emozionato il San Carlo, da Paganini a Bellini, da Mercadante a Verdi.
Nell’arco di questi tre secoli, il teatro ha rischiato di soccombere due volte. La prima, nel 1816, a causa di un tremendo incendio che lo rase al suolo. La seconda, nel 1943, a causa dei bombardamenti nemici, che lo danneggiarono seriamente in più punti. In entrambi i casi, il San Carlo s’è comportato da Fenice, ed è risorto dalle proprie ceneri.
La notte del 12 febbraio 1816, il teatro venne devastato da un terribile incendio. Le cause di tale sciagura vennero fatte risalire al fuoco di una lanterna lasciata accesa durante le prove di uno spettacolo. La combustione fu di considerevole portata visto che distrusse tutti gli interni del teatro e lasciò intatte solo le mura perimetrali. La gente, allertata dalle fiamme, accorse nel vano tentativo di spegnere il rogo a causa del quale venne mobilitato anche l’esercito.

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Col decreto reale del 22 febbraio 1816, Ferdinando I formò una commissione atta alla sovrintendenza dei lavori di ricostruzione che vennero ultimati con una rapidità ed un’efficienza sbalorditive grazie anche alla sapiente guida dello stesso Nicolini. A meno di un anno esatto di distanza, il re poté nuovamente entrare nel San Carlo rinnovato e capace, come l’araba fenice, di rinascere dalle proprie ceneri: era il 12 gennaio del 1817 e, 300 giorni dopo, divenne il teatro più bello d’Europa.

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“Non c’è niente in Europa, non direi di simile, ma che possa anche lontanamente dare un’idea di ciò.” (Stendhal)

Fonti:

Teatrosancarlo.it
Wikipedia
Vesuviolive

Al prossimo post.

The Masterplan – I 20 Anni Del Vero Quarto Disco Degli Oasis

Ascolto consigliato per la lettura: Oasis – The Masterplan

Bentornati sul mio blog.

Prima di iniziare con la descrizione dell’articolo, inizierei con delle impressioni personali.

3 novembre 1998
20 anni.
All’epoca, avevo 11 anni. Suonavo la chitarra già da 1 anno intero ed erano tempi diversi.
Avevo da poco iniziato le scuole medie, l’ultimo periodo felice a scuola e in cui avrei avuto degli amici a scuola.
La PlayStation 1 stava spopolando ovunque e da lì a poco avremmo usato tutti Lara Croft per chiudere il maggiordomo dove capitava ed avremmo fatto viaggi nel tempo insieme a Crash Bandicoot.
Dopo anni ed anni di Bim Bum Bam e Solletico, Mtv era diventato l’appuntamento fisso dopo la scuola, tra anime e programmi di musica.
I cd costavano dalle 30.000 lire in poi e i negozi di musica stavano vivendo il loro ultimo grande periodo.
All’epoca, Internet non era ancora alla portata di tutti e per informarsi si compravano giornali, riviste o fumetti.
In quegli anni, compravo Topolino ogni mercoledì e venni a sapere dell’uscita del “nuovo” disco degli Oasis proprio su un piccolo inserto dedicato alla musica sulle pagine di Topolino. N. 2236, lo ricordo ancora.
Poche settimane più tardi, avrei ascoltato per la prima volta uno dei pezzi più belli mai scritti: “The Masterplan”, mandato in onda pochissime volte su Mtv che, al tempo, aveva già iniziato a dare importanza all’hip-hop e all’R’n’B.

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I video per promuovere il disco erano presi uno dall’esibizione più importante degli Oasis, quando suonarono di fronte a 250 mila persone in due giorni, nell’estate del ’96 a Knebworth, l’altro dal concerto di Manchester che fu trasmesso in diretta il 14 dicembre 1997, dalla G-Mex Arena. Fu mandato in onda anche in Italia. E io lo seguii in diretta.

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Ed eccoli qui:
The Masterplan – https://youtu.be/mJbLBI3RyxQ
Acquiesce – https://www.youtube.com/watch?v=U8d5v-ydpAc

20 anni.
Ed oggi faccio parte di una loro tribute. Chi l’avrebbe mai detto.

C’è chi dice che sia “Standing On The Shoulder Of Giants” il quarto disco degli Oasis. Per i fan più affezionati (e più folli, nel senso buono del termine), il vero quarto album della discografia degli Oasis è “The Masterplan”.

Pubblicato il 3 novembre 1998, si può dire che questo disco è un intero capolavoro, in quanto contiene le migliori b-side della band. Ma, prima di andare avanti, chiariamo cosa vuol dire “b-side”.

Quando nel mondo della musica venivano pubblicati i dischi in vinile, c’erano i lati A ed i lati B, dato che i vinili avevano due facciate. La stesa cosa avveniva sui singoli, i famosi “45 giri”, mentre gli album erano i “33 giri”.

Le b-side sono le canzoni contenute sui lati b dei dischi in vinile. Con la venuta dei cd, in seguito, le canzoni che apparivano sui lati b venivano pubblicate anche sul formato cd dei singoli, in modo da creare un vero e proprio Ep di 4 canzoni, per poi passare a 3.

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Nella storia della discografia degli Oasis, i singoli sono stati un vero e proprio gioiello, grazie alla presenza di numerose canzoni, b-side appunto, considerate dei veri e propri capolavori.
La tracklist dell’album fu votata dai fan sul sito ufficiale della band, negli albori dell’epoca di Internet.

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La copertina del disco è piena dell’arroganza di Gallagher e soci, che vede protagonista un giovane inglese alla lavagna, intento ad insegnare ad una classe composta completamente da persone mature ed anziane. Una chiara dichiarazione dell’arroganza degli Oasis che, con le loro canzoni, volevano insegnare la vera musica a chi c’era prima di loro e che non era stato capace di creare musica degna. Dichiarazione ufficialmente rilasciata da Noel Gallagher, che, consapevole di voler provocare il sentimento di odio/amore che il pubblico provava per gli Oasis, nel corso della sua carriera ha detto che molte band sarebbero diventate famose con le b-side degli Oasis. E, ascoltandole, è facile capirne il perché. Basta prendere come esempio brani come “Acquiesce”, “Talk Tonight”, “Fade Away”, “The Swamp Song”, “Rockin’ Chair”, “Half The World Away” e la stessa titletrack,“The Masterplan”, considerata un vero e proprio gioiello dai fan.

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Ma analizziamo alcune delle canzoni racchiuse in questa compilation.

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Il disco di apre con “Acquiesce”, un vero e proprio attacco rock and roll, pieno di chitarre distorte che fa da tappeto alle voci di entrambi i Gallagher, che duettano insieme per la prima volta. Liam canta le strofe, Noel i ritornelli. Noel disse di aver scritto la canzone mentre rimase bloccato su un treno, durante le session di registrazione per “Definitely Maybe”.

Talk Tonight” è l’intimità fatta canzone. Scritta da Noel durante il tour americano del 1994, dopo aver lasciato la band per due settimane a causa di comportamenti poco professionali da parte degli altri membri. Durante quel periodo di pausa, Noel conobbe una ragazza, la quale gli mostrò una copia del Melody Maker in cui c’era la lista dei prossimi concerti degli Oasis e che avevano fatto il tutto esaurito. Dopo aver saputo del perché Noel avesse lasciato la band, lei gli disse: “Con tutto quello che vi aspetta, saresti matto a mollare proprio ora.” E così il più grande dei Gallagher tornò negli Oasis. E fu la storia.

Going Nowhere” è un pezzo del 1997, dal singolo di “Stand By Me“. Una canzone molto distante dalle classiche sonorità da classifica del gruppo. Usata anche nella colonna sonora del film “The Acid House“, del regista Paul McGuigan che, in comune col bassista storico del gruppo, ha solo il nome.

Fade Away” – B-side di “Cigarettes & Alcohol”, è uno di quei pezzi energici, che ti fanno alzare e cantare con nostalgia in memoria dei tempi andati. Di quando si era giovani e pieni di sogni: “the dreams that we have as children fade away

Rockin’ Chair” è una canzone in cui ci si può facilmente riconoscere se si vive in un posto dove ci si sente fuori luogo, vivendo in una città che non ha più niente da offrire e si ha voglia di cercare un modo migliore per vivere la vita.

Half The World Away”, un po’ come “Rockin’ Chair”, parla del voler andare via e di avere una vita migliore ed è una delle melodie più dolci e delicate mai scritte da Noel Gallagher. Ci si innamora del sound dal primo ascolto.

Stay Young” è, da come recita il titolo, un inno alla giovinezza. Parla di sentirsi sempre giovani ed invincibili, anche con l’avanzare dell’età. E, di questi tempi, direi che fa bene.

Headshrinker” è quanto di più punk sia mai stato inciso dagli Oasis. Chitarre con distorsioni forti, batteria ruggente ed una voce di Liam urlante e massiccia. Distante anni luce dalle hit conosciute dai più.

The Masterplan” è la canzone di chiusura, il gioiello che dà anche il titolo a questa perla di album. Una delle canzoni più amate dai fan e che Noel Gallagher propose come singolo di presentazione nel 1998, per sponsorizzare l’uscita del disco. Fu scelto il video della performance della prima serata di Knebworth.

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Questo è il vero quarto disco degli Oasis. Stop.

Tracklist:

  1. Acquiesce
  2. Underneath The Sky
  3. Talk Tonight
  4. Going Nowhere
  5. Fade Away
  6. The Swamp Song
  7. I Am The Walrus (Live)
  8. Liste Up
  9. Rockin’ Chair
  10. Half The World Away
  11. (It’s Good) To Be Free
  12. Stay Young
  13. Headshrinker
  14. The Masterplan

Al prossimo post.

I 23 Anni Di Wonderwall Degli Oasis

Ascolto consigliato per la lettura: Oasis – Round Are Way

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Gli anni non passano solo per noi persone, ma anche per le canzoni.
Già.
Chi non ha mai cantato i versi di “Wonderwall”, la canzone più famosa del quintetto di Manchester? Chi non l’ha mai dedicata al proprio moroso o alla propria morosa? Chi musicista non ha cercato di fare colpo ad un falò o nel privato suonandola per una persona in particolare?

Ebbene, anche il suo creatore, Noel Gallagher, lo ha fatto. O, almeno, così disse negli anni ’90, sostenendo che “Wonderwall” fosse dedicata all’allora sua fidanzata, Meg Matthews e quest’ultima, per ricambiare un gesto così sentito ed importante, gli fece costruire la chitarra con la Union Jack che Gallagher avrebbe poi utilizzato per i due concerti all’ex Maine Road di Manchester, nell’aprile del 1996 per il loro ritorno a casa.
Il 1995 è ormai lontano e canzoni come questa non se ne scrivono più. Ma è sempre un piacere immenso tornare a quegli anni, riascoltando sia lei che gli altri pezzi del singolo, le famose b-sides, tanto amate dai fan.

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La copertina del singolo ritrae una ragazzina all’interno di una cornice che viene retta da una mano anonima. Il progetto iniziale vedeva Liam come protagonista della foto, ma all’epoca Gallagher junior era una personalità totalmente imprevedibile e preferì non presentarsi.
Lo scatto fu affidato al grande talento Michael Spencer Jones, mentre il design al grande Brian Cannon.

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Il video, reso celebre da ogni programma musicale di quel periodo, oggi su YouTube conta quasi 230 milioni di visualizzazioni, sul canale ufficiale della band. Ed è l’unico nel quale non appare lo storico bassista Paul Guigsy McGuigan, il quale aveva lasciato momentaneamente la band a causa di un esaurimento nervoso, per poi abbandonare definitivamente nel 1999. Al suo posto, subentrò Scott McLeod, che si trovò al posto giusto nel momento giusto. Ma durò un paio di settimane. Giusto il tempo di finire in uno dei video musicali più famosi di sempre.
Pubblicato il 30 ottobre 1995 per la Creation Records, la tracklist del singolo di “Wonderwall” è da paura, che inizia con un classico per terminare con un altro grande classico:

1. Wonderwall
2. Round Are Way
3. The Swamp Song
4. The Masterplan

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Al prossimo post.

Perché Oggi Suonano Più Le Tribute Che Le Band Di Inediti

Ascolto consigliato per la lettura: Oasis – Bring It On Down

Bentornati/e sul mio blog.

Chi frequenta locali dove c’è musica live, avrà notato che, da qualche anno a questa parte, c’è un aumento sempre più grande di serate in cui ci sono band che rendono tributo a gruppi della storia della musica, piuttosto che band che si esibiscono con i propri pezzi. Facendone parte in prima persona, non dovrei lamentarmene. Eppure, uno sfogo ogni tanto ci vuole.

Molte delle cose che leggerete, sono state vissute in prima persona.

Screenshot_2016-10-29-12-24-27.pngUno screenshot da un video con la band.

Far parte di una band non è una cosa semplice come si crede. Spesso, andando ad una serata di musica live, si potrebbe pensare che la band suona, si esibisce, prende il suo compenso e la cosa finisce lì.

E invece no.

Avere una band è una delle cose più impegnative nella vita di una persona. Io ne ho ben due.

Trattandosi di tribute band e, quindi, di eseguire pezzi già scritti e composti da altri, porta via meno tempo rispetto a se scrivi canzoni tue. Ma non sempre è semplice.

Avere una band di inediti, invece, è tutta un’altra storia. Non è facile.

Innanzitutto, quando fai parte di una band nella quale scrivi tu la tua musica, devi essere consapevole di andare incontro ad una serie di cose che, se non hai la tempra morale giusta, ti porteranno ad abbandonare quella strada.

  1. La stessa passione per la Musica

Se tu ed i tuoi compagni di viaggio non condividete la stessa passione e dedizione per la Musica, non si andrà da nessuna parte. Le pagine della storia di quel gruppo sono già state scritte dai destini diversi e si arriverà alla fine di quel percorso. Che lo si voglia oppure no.

  1. La band viene prima di ogni altra cosa

Se non c’è questa mentalità, non si andrà da nessuna parte. Se non si riesce a trovare il tempo di andare in sala a provare le canzoni, la band avrà un futuro breve. E ti sentirai che hai perso solo del tempo. Cosa ne sarebbe stato se David Gilmour avrebbe preferito il calcio alla musica? Oggi, probabilmente, non avremmo il piacere di ascoltare una band come i Pink Floyd e l’assolo di “Comfortably Numb” sarebbe pura fantascienza. Cosa sarebbe accaduto se Liam e Noel Gallagher si fossero lasciati andare alla depressione della disoccupazione nella Manchester degli anni ’80? Oggi nessuno canterebbe né “Wonderwall”, né “Don’t Look Back In Anger” e io oggi non avrei degli amici. Cosa sarebbe accaduto se B.B. King si fosse lasciato sopraffare dalla depressione della schiavitù del Mississippi? O se Eric Clapton si fosse lasciato andare alla perdita di suo figlio?
Cosa sarebbe accaduto se Richard Ashcroft avesse lasciato perdere la musica per una squadra di calcio? Ve lo dico io cosa sarebbe successo: con molta probabilità, oggi io non suonerei la chitarra.

  1. Suonerai sempre e solo gratis

Già…avete letto bene. Chi ha una band di inediti, non guadagna. Ogni volta che vi troverete in un locale e ci sarà una band che suona canzoni proprie, al 99% quella band starà suonando senza ricevere alcun guadagno. Magari avranno cenato gratis, ma una cena gratis non ripaga le ore ed i soldi spesi per la sala prove, per l’acquisto degli strumenti, delle attrezzature, per la dignità della persona e del musicista. Questi due punti vengono sempre non trascurati, ma TOTALMENTE ignorati dai gestori dei locali che ragionano secondo questa logica: “Fai inediti? Ok, le tue canzoni non le conosce nessuno e rischio di avere il locale vuoto. Ma ti faccio suonare lo stesso. Non ti pago, ma esibendoti ti fai conoscere e ti offro la cena ed un paio di birre per ogni componente della band.”

Senza accorgersi che, così facendo, loro stessi sono i primi ad uccidere la musica ed i talenti che questo paese meriterebbe, con tutta la merda che passano alla radio da ben 13-14 anni a questa parte.
Vieni alla mia festa con tutto il tuo cibo ed il tuo alcool, non ti pago ma così ti fai conoscere e la gente magari viene a mangiare e bere da te, così ti fai pubblicità.

Bifolchi di basso rango.

       4. Ti chiederanno soldi per esibirti con la tua musica

Avete letto fin troppo bene. Spesso, a chi fa inediti, viene proposto di partecipare a dei “contest” o “casting” che, in un primo momento, sembrano essere fatti apposta per te e per darti una mano per farti conoscere, suonando in giro. Potresti pensare “Wow! Ho trovato qualcuno che potrebbe farmi da manager e aiutarmi com’è successo ai migliori” E, invece, ti rendi conto che sono solo dei concorsi a pagamento che ti permettono sì di esibirti, ma per farlo devi pagare.
Chiedere i soldi a chi fa arte è uno dei reati più gravi dell’umanità.

Non so voi, ma io ho gli zebedei pieni di sentire sempre i soliti Sangiorgi, Marrone, Amoroso, Kolors e cagate simili alla radio. Motivi per i quali ho smesso di ascoltare la radio da circa una decina d’anni.

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Fino a qualche anno fa, ricevevo delle telefonate da parte di emittenti radiofoniche che facevano dei sondaggi in base all’età degli ascoltatori, per sapere i gusti delle persone. Mi facevano ascoltare dei brevi passaggi di 5 canzoni alla volta e dovevo dire a voce titolo ed artista. Le prime volte la cosa mi divertiva e mi onorava. L’ultima volta, circa 4-5 anni fa, li stoppai subito dicendo loro la seguente frase: “Vi ringrazio per il vostro tempo, ma io ho smesso di ascoltare la radio. Fin quando passerete la solita merda, non tornerò ad ascoltare la radio.”

Misero giù con cortesia, ma almeno dissi loro la mia. Fanculo.

In Italia, c’è bisogno di musica nuova. Non di questo circo di buffoni che hanno reso una delle arti più belle del mondo un letamaio di armonie.

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“Molte persone pensano che se non scrivi una canzone da 1° posto in classifica o se non suoni negli stadi, allora non sei un musicista di successo. E questo dimostra che loro non hanno la minima idea di cosa significhi essere un musicista.”

In passato, ho fatto parte di una band di inediti. Ci credevo tanto. Ero sicuro che un giorno saremmo andati a Sanremo, anche se non ho buone opinioni di quella rappresentazione che oggi fa tutto, fuorché occuparsi di musica e cioè: televisione. Esattamente come i talent show. La gente crede ancora che quello abbia a che fare con la musica.
In quei due anni, ho creduto in quella band fino alla fine. Ho dato tutto me stesso, ho scritto, ho composto, ho amato quelle canzoni. Ho quasi pianto quando le persone hanno applaudito una mia canzone, la prima volta che l’ho suonata con la band e ho sofferto quando quell’esperienza è finita.
Purtroppo, come dicevo nel punto 1, se non si ha la stessa passione per la Musica, non si va da nessuna parte.
Con il batterista c’era un gran feeling e spero di cuore che un giorno, presto o tardi, ci ritroveremo a suonare di nuovo insieme.
Il bassista era depresso per il lavoro. Non rispondeva mai ai messaggi, né alle telefonate e per settimane non si sapeva che fine avesse fatto. Se fosse vivo o morto. Alcune volte, siamo stati costretti ad andare ad esibirci in acustico ed in formazione ridotta, perché non sapevamo che morte avesse fatto. Il bello è che lavorava.
Con il cantante siamo stati ottimi amici. Siamo ancora amici, ma ognuno per la sua strada. Purtroppo, amava più il calcio che la musica. E questo non va bene. Sempre per il punto 1 ed anche il 2. E siamo rimasti amici proprio perché siamo riusciti a parlare di questi due punti, anche se con qualche difficoltà.

E così, dopo 2 anni esatti, ho lasciato quella band. A malincuore, ma era la cosa giusta da fare.

Avere una band è un po’ come vivere una relazione: se non funziona, finisce tutto.
Per me è stato un po’ così: non ha funzionato e, di conseguenza, è finito tutto. Ognuno per la sua strada.

Perché vi ho raccontato questo? Perché spesso leggo sui social lamentele del fatto che in giro ci siano più tribute band che band di inediti.

E qui torniamo al discorso delle serate nei locali. Una band o un solista che vuole proporre la propria musica, almeno qui in Italia e, in particolare, nel Sud Italia, vedendosi non ripagato sia a livello monetario che artistico, è normale che poi decida di lasciar perdere e di fare altro. Nei casi peggiori, lascia completamente la musica live e continua a suonare per sé stesso. Nei casi minori, si da alle tribute, sapendo che almeno suonerà in giro. Anche se per pochi spiccioli. Perché, anche se fai parte di una tribute, è vero che suoni spesso in giro, ma non guadagni più di 50€ a serata. Se ti va male, hai suonato gratis perché sono venute poche persone. Se ti va così e così, guadagni 30€. Se ti va bene, guadagni 50€. E non vai oltre.

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Allora, l’artista cerca di consolarsi con gli applausi, perché lui vive per gli applausi. O anche grazie ai complimenti che riceve a fine serata dagli spettatori.
Di recente, dopo una serata in giro con la band, mi è capitato che dei ragazzi mi siano venuti incontro, mentre smontavo la mia attrezzatura, per farmi i complimenti per la mia e la nostra bravura, chiedendomi se io avessi studiato al Conservatorio. Ho risposto loro di no, ma che era mia intenzione farlo. Soprattutto di recente, ma che sono stato costretto a rinunciarvi, a causa di alcuni spiacevoli episodi che hanno influenzato il corso degli eventi.  E non potete immaginare la gioia che si provi, quando hai studiato per conto tuo e qualcuno crede che tu abbia una Laurea in Musica.
Tra l’artista musicale e quello di teatro, in questo, non c’è differenza. Gli applausi sono tutto. E questo, certe volte, riesce a colmare le ferite e le ingiustizie che vive ogni giorno.

Voi cosa ne pensate? Lasciate un vostro parere nei commenti.

Al prossimo post.

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Frammenti D’Autunno – Quando Un Fumetto È Poesia.

Ascolto consigliato per la lettura: Bruce Springsteen – Drive All Night

Salve a tutti e bentornati/e sul mio blog.

Due anni fa, nel settembre del 2016, pubblicavo un post che recitava una poesia d’autunno, letta sul fumetto che più amo da sempre: PKNA- Paperinik New Adventures.

Per tutti coloro che non conoscono questo fumetto, non hanno idea di cosa si sono persi. Lo descriverò in breve.

PKNA- Paperinik New Adventures è stata una serie a fumetti nata in Italia, basata sulle avventure di Paperinik, personaggio creato nel 1969 da un’idea di Elisa Penna, sceneggiato dal grande Guido Martina e disegnato dall’impareggiabile Giovan Battista Carpi. Quindi, un personaggio ed un fumetto tutto italiano.
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Nel 1996, la Disney Italia decise di proporre una serie a fumetti su Paperinik, ma con le atmosfere tipiche dei supereroi americani. Così si ebbe una serie decisamente lontana dalle storie topolinesche, scritte per lo più per un pubblico di giovanissimi.

Era nuovo ed innovativo in tutto: nel formato (preso dai comic-books americani), nelle storie, tavole, disegni, nella vita del protagonista. In questa serie, Paperinik non combatte i soliti criminali di Paperopoli, bensì nemici di tutt’altra pasta: alieni succhia-emozioni, razziatori temporali, potenti (School Of Rock docet) con deliri di onnipotenza. Una serie che ha conquistato molti di noi e c’è da esserne fieri, perché per la prima volta un personaggio dei fumetti creato in Italia otteneva un successo strabiliante sia come fumetto, sia come personaggio della fantasia, ricevendo pubblicazioni anche in altri paesi europei.

Molte storie non hanno nulla da invidiare ai migliori fumetti pubblicati nel mondo. Temi quali l’amore, la morte, l’amicizia, la giustizia, la corruzione, la lealtà sono trattati con così tanto stile da riuscire a toccare dentro il lettore.

Una storia molto amata dai lettori è “Frammenti D’Autunno”, pubblicata il 20 settembre del 1998, che tratta un argomento delicato per tutti noi: l’amore.

Questo numero è un po’ “Il Lungo Addio” di Pk e chi ha letto Dylan Dog, sa di cosa parlo.

E, quindi, ecco qui la poesia.

“Secondo voi perché un uomo insegue i sogni?
Per amore. Solo per amore.”

Per amore...

Ti ricordi di me? Abbiamo raccolto insieme i fiocchi d’inverno. Respirato i cento petali della primavera. Soffiato le melodie nelle conchiglie estive. Planato dolcemente con le foglie d’autunno. Perché il mio viso è nascosto fra i tuoi sogni inquieti. Perché i ricordi non si dimenticano di te, Lyla. Il tempo, Lyla. Sarà il tempo a far emergere tutto. Capirai presto di non essere come le altre foglie in balia del vento. Potrai finalmente assaggiare la linfa vitale del ricordo. L’autunno sta finendo. Una brezza fredda entra nella nostra anima. La verità è un ricordo coperto di foglie, Lyla. Per farla emergere, basta un colpo di vento. La nostra breve stagione è finita, Lyla. Per te è durata il tempo di un sogno confuso. Forse, non saprai mai che quel sogno era anche mio.

Da PKNA N.22 – Frammenti D’Autunno (Ottobre 1998)

Al prossimo post.

This Is Music – Concerti vissuti

Ascolto consigliato per la lettura: Kasabian – L.S.F. (Live at the King Power Stadium)

Bentornati sul mio blog.

L’estate è finalmente finita e si sa che, in Europa, è la stagione dei concerti.
Tutti abbiamo una lista di concerti ai quali siamo stati. Da grande appassionato di musica, anche io sono stato a qualche concerto e, qui di seguito, ecco la mia personale lista di concerti a cui sono stato.

Mark Knopfler – 14/06/2005 at Arena Flegrea, Naples
Royal Hunt – 7/10/2005 at Oddly Shed, Caserta
The Thrills – 7/02/2006 at Palalottomatica, Rome
Oasis – 7/02/2006 at Palalottomatica, Roma
Free Peace – 20/02/2009 at Palalottomatica, Roma
Oasis – 20/02/2009 at Palalottomatica, Roma
White Lies – 14/07/2009 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
Franz Ferdinand – 14/07/2009 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
The Killers – 14/07/2009 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
Bruce Springsteen & The E Street Band – 19/07/2009 at Stadio Olimpico, Roma
The Hacienda – 30/08/2009 at I-Day Milan Urban Festival, Rho (Milano)
The Expatriate – 30/08/2009 at I-Day Milan Urban Festival, Rho (Milano)
Twisted Wheel – 30/08/2009 at I-Day Milan Urban Festival, Rho (Milano)
Kasabian – 30/08/2009 at I-Day Milan Urban Festival, Rho (Milano)
The Kooks – 30/08/2009 at I-Day Milan Urban Festival, Rho (Milano)
Deep Purple – 30/08/2009 at I-Day Milan Urban Festival, Rho (Milano)
Velvet – 20/10/2010 at Piazza Municipio, Mugnano
Paul Gilbert – 18/11/2011 at Black Cat, Caserta
The Folks – 13/03/2012 at Atlantico, Roma
Noel Gallagher’s High Flying Birds – 13/03/2012 at Atlantico, Roma
Two Pigeons – 21/04/2012 at Casa Della Musica, Napoli
Il Teatro Degli Orrori – 21/04/2012 at Casa Della Musica, Napoli
Afterhours – 3/05/2012 at FNAC, Napoli
Bruce Springsteen & The E Street Band – 10/06/2012 at Stadio Artemio Franchi, Firenze
James Walsh from Starsailor –  9/02/2013 at SudTerranea, Napoli
Bruce Springsteen & The E Street Band – 23/05/2013 at Piazza Del Plebiscito, Napoli
Miles Kane -10/07/2013 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
The Vaccines -10/07/2013 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
Arctic Monkeys -10/07/2013 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
Bruce Springsteen & The E Street Band -11/07/2013 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
Elisa – 18/03/2014 at Teatro Palapartenope, Napoli
Noel Gallagher’s High Flying Birds – 9/07/2015 at Ippodromo Delle Capannelle, Roma
Gnut & Maldestro – 30/07/2016 at St. Lorenzo, Mugnano
Noel Gallagher’s High Flying Birds – 15/07/2017 at Stadio Olimpico, Roma
U2 – Live at Stadio Olimpico, Roma – 15/07/2017 at Stadio Olimpico, Roma
Foja – 18/10/2017 at Piazza Cesare Pavese, Mugnano
Noel Gallagher’s High Flying Birds – 21/06/2018 at Arena Flegrea, Napoli
Kasabian – 15/07/2018 at Arena Flegrea, Napoli
Enzo Avitabile – 25/10/2018 at Piazza Cesare Pavese, Mugnano

E voi a quali concerti siete stati? E qual è stato il concerto della vostra vita?

Al prossimo post.

Natural Rebel – Recensione a caldo del nuovo disco di Richard Ashcroft

Ascolto consigliato per la lettura: Richard Ashcroft – Birds Fly
Bentornati sul mio blog.
Oggi esce il disco di Richard Ashcroft, dal titolo “Natural Rebel”, il sesto da quando ha iniziato la carriera solista, contando anche il lavoro del 2010 con gli  United Nations Of Sound. Il primo, “Alon With Everybody” risale al giugno del 2000.
Anticipato dal singolo “Surprised By The Joy”, uscito lo scorso settembre, è un disco che si fa ascoltare. Canzoni carine all’ascolto, la seconda traccia in particolare, “Birds Fly”, ma manca l’emozione per la totale assenza di classici. Non cattura l’attenzione dell’ascoltatore, ma si fa ascoltare, soprattutto per quanto riguarda le ballads. Degne di nota sono la già citata “Birds Fly”, “That’s How Strong” e “Born To Be Strangers”.
E’ un disco ben lontano dai tempi dei Verve, un po’ come una birra weiss: beverina e si fa bere con piacere.
Consigliato per un viaggio in auto o se volete rilassarvi dopo una stressante giornata di lavoro.
Voto 7
Tracklist:
All My Dreams
Birds Fly
Surprised By The Joy
That’s How Strong
Born To Be Strangers
That’s When I Feel It
We All Bleed
A Man in Motion
Streets of Amsterdam
Money Money
Al prossimo post.

Grazie A Tutti!

Ascolto consigliato per la lettura: 883 – Grazie Mille

Bentornati sul mio blog.

Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno iniziato a seguirmi negli ultimi tempi. Questo blog è stato chiuso nel quasi totale anonimato per un paio d’anni, con la visita saltuaria di qualche lettore o lettrice curioso/a.
Infatti, a tal proposito, credo che prossimamente ripubblicherò qualche mio vecchio articolo, spinto dalla curiosità di avere una vostra opinione.
Se nei giorni scorsi avete riscontrato difficoltà ad accedere al mio blog, è solo perché lo avevo reso privato. Ma chiunque di voi ne avesse fatto richiesta, avrei accettato con piacere. L’ho appena reso di nuovo pubblico, comunque.
Ci tengo a dirvi che ho trovato i vostri blog interessanti ed è il motivo per il quale ho iniziato a seguirvi. Non ho letto ancora molto per mancanza di tempo, ma rimedierò. Non sono il tipo di persona che segue e poi si disinteressa delle persone, come succede invece su Instagram. Ignorare e sentirsi ignorati non è bello.

Questo post è tutto per voi, miei followers. Grazie per seguire i miei pensieri, le mie recensioni, le mie Top5. Grazie per i vostri like e per i vostri commenti. Siete pochi, ma per me siete un mondo intero.

Ho ancora poca confidenza con il mondo dei blog. Sono passati molti anni da quando pubblicavo sul vecchio blog di Msn. Ancora non so fare molte cose, tipo evidenziare i links o perfezionarli e non so far uscire l’indirizzo con il collegamento diretto. Ma ci lavorerò.
Come diceva Max Pezzali: grazie mille.

Grazie di cuore a tutti.

Al prossimo post.